venerdì 16 dicembre 2011

Quattro mesi dopo

Caro zio Antonio,
chi ti scrive è il tuo caro nipotino Valentino. Sai, da quando te ne sei andato hai lasciato un grande vuoto in tutti noi, dai tuoi figli ai tuoi nipoti ai tuoi fratelli, in particolar modo mio nonno Peppe. Manchi a tutti, Filadelfia ha perso un calabrese DOC da quando non ci sei più.
Perdonami se mi viene da piangere ancora una volta, ma non riesco - e probabilmente non riuscirò mai - ad accettare che tu te ne sia andato: ti amavamo tutti alla follia.

Sono già passati quattro mesi da quando te ne sei andato; incredibile come sono passati in fretta. Qui a Milano va tutto come sempre, con i soliti ritmi frenetici che tu tanto detestavi; ma che possiamo farci, ci siamo scelti questa vita e non è facile tornare indietro.
Lo sai, zio? Finalmente sono diventato capotreno! Sì, ce l'ho fatta, e quanto vorrei che mi vedessi ora; ti ho dedicato questo successo ovviamente, per quanto sia una cosa banale mi sono sentito in dovere di farlo.
E sto anche convivendo con la mia ragazza. Te la ricordi, zio? Ti ricordi quando due anni fa ci accompagnasti con il nonno in stazione a Lamezia?
Io me lo ricordo perfettamente. Mi ricordo quando dicesti al nonno, dopo aver saputo che è pugliese, che anche il ragazzo della tua nipotina arriva dalla Puglia; "ce li siamo trovati tutti e due pugliesi eh?" gli dicesti.
Già, ve li siete trovati... Mi è sempre piaciuto questa tua peculiarità di voler essere partecipe della vita di noi nipoti: tu ci incoraggiavi tutti sia che dovessimo fare piccole o grandi cose. Volevi essere partecipe della nostra vita, quasi fossi un nostro caro amico.

Te l'hanno mai detto che eri un terremoto, zio? Ma perché non riuscivi a stare fermo un secondo che fosse uno? Incredibile, se ti avessero incollato con il culo su una sedia e avessero fissato la sedia con dei chiodi per terra saresti stato capace di andartene con tutta la sedia con le piastrelle sotto ancora attaccate!
Ma in fondo ti capisco, sei stato uno degli ultimi calabresi di un certo stampo, di quelli che "prima la famiglia e la salute, e di tutto il resto chi se ne frega". Eri l'unico che a 89 anni si incamminava per la campagna per andare a raccogliere i pomodori; e i tuoi Vito e Mariano potevano piangere in cinese per cercare di farti smettere, ma erano parole buttate al vento. Tu l'hai sempre fatto per noi, ti sei sempre rotto la schiena mettendoti tutti contro, per la tua famiglia. Tu dovevi andare a raccogliere i pomodori perché li dovevi portare a Peppe.

Che testa che avevi, zio! Poi uno dice che i sardi hanno la testa dura, ma anche voi calabresi non scherzate! E tu poi eri il più testardo di tutti.
Ne vuoi un altro esempio? Mia mamma era al mare e tu l'hai vista che stava andando a pranzare al ristorante del lido, e tu le dicesti di venire con te a casa che gli preparavi tu qualcosa da mangiare, così da risparmiare un po' di soldi.

Caro zio, a costo di sembrare monotono e ripetitivo te lo devo ripetere: mi manchi, ci manchi.
Avresti dovuto vedere al tuo funerale, zio! Il paese si è fermato, Filadelfia si è stretta attorno alla zia Vittoria e ai tuoi figli e a noi altri parenti. E che funerale, zio; c'era persino l'orchestra! E' stata una cosa davvero commovente, centinaia di persone sono venute a darti l'ultimo saluto.
E avresti dovuto vedere noi nipoti, da me a Marta, da Floriana ad Antonio: eravamo distrutti, annientati dalla tua mancanza. Mi sono anche preparato un discorso che ho letto in chiesa; io che non credo in nessun dio mi sono prestato a questo solo per te.
Ah se avessi visto come piangevo! Se tu fossi stato lì accanto avresti detto qualcosa per cercare di tirarci su di morale, ne sono sicuro.

Sai quando non sono più riuscito a trattenere le lacrime, al punto di non riuscire quasi più a respirare?
Mentre ti sotterravano la zia Vittoria ha realizzato che non ci saresti stato più e ha urlato: "Amore mio bello!"
che meraviglia è stato sentire una donna così innamorata a distanza di tutti gli anni che avete passato assieme.
Però, caro zio, la cosa che mi dà un po' di forza è negli occhi dei tuoi quattro figli e in quelli dei loro figli; nel cuore dei tuoi tantissimi nipoti: è la forza e l'amore con cui ogni giorno affrontano la vita, proprio come tu ci hai insegnato, è la costanza di non arrendersi a niente, neppure alla vecchiaia.

Sei stato un grande uomo zio, e ti ho sempre adorato alla follia.
Ti voglio bene