mercoledì 15 febbraio 2012

Sempre presente

La storia si ripete, invariabilmente e costantemente. Magari sembra finisca, sembra di superare ogni strascico, ogni ricordo.
Si va avanti, come è giusto che sia... Ma basta un nonnulla perché la testa vomiti fuori tutto quello che credi di aver sopito, o meglio spinto talmente in fondo da non dovertene più preoccupare.
Come spingere un pallone sotto l'acqua: basta allentare leggermente la presa.
Ormai sono passati due anni e ancora non riesco a togliermi dalla testa lei, bionda e sorridente, prosperosa e romagnola. Ripenso ai nostri corpi intrecciati, ai baci sfuggenti sulla strada del ritorno, al ritorno in stazione e all'ultimo saluto "ciao amore" di una giornata così intensa da non poter cancellare.
Ripenso agli errori che ho fatto, alla mia fretta di non scavare dentro di lei per scoprire i meravigliosi tesori nascosti.
Ripenso al suo profumo acre mescolato al tabacco delle sigarette, ripenso al velocissimo giro in centro per Bologna a far foto con una macchina fotografica vecchissima. Cristo, quanto vorrei avere almeno una foto con lei...
Ripenso alla sua zeta, ai suoi tentativi di insegnarmi a pronunciarla come lei, a come mi provocasse sentirla parlare così...
Manchi tesoro...

Giù, spingi giù e annega il ricordo!





sabato 4 febbraio 2012

Ricorrenze

Oggi il mio super nonno fa 79 anni...
Auguri e duemila di questi giorni!

venerdì 16 dicembre 2011

Quattro mesi dopo

Caro zio Antonio,
chi ti scrive è il tuo caro nipotino Valentino. Sai, da quando te ne sei andato hai lasciato un grande vuoto in tutti noi, dai tuoi figli ai tuoi nipoti ai tuoi fratelli, in particolar modo mio nonno Peppe. Manchi a tutti, Filadelfia ha perso un calabrese DOC da quando non ci sei più.
Perdonami se mi viene da piangere ancora una volta, ma non riesco - e probabilmente non riuscirò mai - ad accettare che tu te ne sia andato: ti amavamo tutti alla follia.

Sono già passati quattro mesi da quando te ne sei andato; incredibile come sono passati in fretta. Qui a Milano va tutto come sempre, con i soliti ritmi frenetici che tu tanto detestavi; ma che possiamo farci, ci siamo scelti questa vita e non è facile tornare indietro.
Lo sai, zio? Finalmente sono diventato capotreno! Sì, ce l'ho fatta, e quanto vorrei che mi vedessi ora; ti ho dedicato questo successo ovviamente, per quanto sia una cosa banale mi sono sentito in dovere di farlo.
E sto anche convivendo con la mia ragazza. Te la ricordi, zio? Ti ricordi quando due anni fa ci accompagnasti con il nonno in stazione a Lamezia?
Io me lo ricordo perfettamente. Mi ricordo quando dicesti al nonno, dopo aver saputo che è pugliese, che anche il ragazzo della tua nipotina arriva dalla Puglia; "ce li siamo trovati tutti e due pugliesi eh?" gli dicesti.
Già, ve li siete trovati... Mi è sempre piaciuto questa tua peculiarità di voler essere partecipe della vita di noi nipoti: tu ci incoraggiavi tutti sia che dovessimo fare piccole o grandi cose. Volevi essere partecipe della nostra vita, quasi fossi un nostro caro amico.

Te l'hanno mai detto che eri un terremoto, zio? Ma perché non riuscivi a stare fermo un secondo che fosse uno? Incredibile, se ti avessero incollato con il culo su una sedia e avessero fissato la sedia con dei chiodi per terra saresti stato capace di andartene con tutta la sedia con le piastrelle sotto ancora attaccate!
Ma in fondo ti capisco, sei stato uno degli ultimi calabresi di un certo stampo, di quelli che "prima la famiglia e la salute, e di tutto il resto chi se ne frega". Eri l'unico che a 89 anni si incamminava per la campagna per andare a raccogliere i pomodori; e i tuoi Vito e Mariano potevano piangere in cinese per cercare di farti smettere, ma erano parole buttate al vento. Tu l'hai sempre fatto per noi, ti sei sempre rotto la schiena mettendoti tutti contro, per la tua famiglia. Tu dovevi andare a raccogliere i pomodori perché li dovevi portare a Peppe.

Che testa che avevi, zio! Poi uno dice che i sardi hanno la testa dura, ma anche voi calabresi non scherzate! E tu poi eri il più testardo di tutti.
Ne vuoi un altro esempio? Mia mamma era al mare e tu l'hai vista che stava andando a pranzare al ristorante del lido, e tu le dicesti di venire con te a casa che gli preparavi tu qualcosa da mangiare, così da risparmiare un po' di soldi.

Caro zio, a costo di sembrare monotono e ripetitivo te lo devo ripetere: mi manchi, ci manchi.
Avresti dovuto vedere al tuo funerale, zio! Il paese si è fermato, Filadelfia si è stretta attorno alla zia Vittoria e ai tuoi figli e a noi altri parenti. E che funerale, zio; c'era persino l'orchestra! E' stata una cosa davvero commovente, centinaia di persone sono venute a darti l'ultimo saluto.
E avresti dovuto vedere noi nipoti, da me a Marta, da Floriana ad Antonio: eravamo distrutti, annientati dalla tua mancanza. Mi sono anche preparato un discorso che ho letto in chiesa; io che non credo in nessun dio mi sono prestato a questo solo per te.
Ah se avessi visto come piangevo! Se tu fossi stato lì accanto avresti detto qualcosa per cercare di tirarci su di morale, ne sono sicuro.

Sai quando non sono più riuscito a trattenere le lacrime, al punto di non riuscire quasi più a respirare?
Mentre ti sotterravano la zia Vittoria ha realizzato che non ci saresti stato più e ha urlato: "Amore mio bello!"
che meraviglia è stato sentire una donna così innamorata a distanza di tutti gli anni che avete passato assieme.
Però, caro zio, la cosa che mi dà un po' di forza è negli occhi dei tuoi quattro figli e in quelli dei loro figli; nel cuore dei tuoi tantissimi nipoti: è la forza e l'amore con cui ogni giorno affrontano la vita, proprio come tu ci hai insegnato, è la costanza di non arrendersi a niente, neppure alla vecchiaia.

Sei stato un grande uomo zio, e ti ho sempre adorato alla follia.
Ti voglio bene


mercoledì 15 giugno 2011

Carlo

Stamattina appena sveglio ho ascoltato dopo moltissimo tempo la canzone Piazza Alimonda di Francesco Guccini.
Ho cercato su youtube e ho trovato un video amatoriale con immagini molto azzeccate per il testo, e mi è bastato arrivare a metà brano per iniziare a piangere, sotto lo sguardo stranito della mia ragazza.

"Certo che sei assurdo, come fai a piangere per una canzone?"
"Aveva la mia età, avrei potuto esserci io al suo posto" rispondo.

Già, Carlo aveva pressappoco la mia età. Sono passati dieci anni, io all'epoca non ne avevo nemmeno quattordici e mi ricordo che volevo andare anche io a Genova per manifestare, senza sapere perché nè tantomeno cosa sarebbe successo.
Ero partito dal presupposto che Genova fosse una bella città da visitare. Tutto qui.

A distanza di tutti questi anni mi ritrovo a piangere su un computer per qualcosa che nemmeno mi riguarda così da vicino.
Vedere e sapere che la vita di un ragazzo di 23 anni viene strappata dalle mani dei genitori, qualunque fosse stato il motivo, mi riempie di profondissima tristezza.

sabato 23 aprile 2011

Parallelismo tra cuccioli e animali

Probabilmente quella di stasera è stata una delle cose più brutte che io abbia mai visto in vita mia.

Ero sul treno all'altezza di Turbigo (MI) quando trovo due zingari, un ragazzo ed una ragazza; conosco entrambi, fanno parte dell'accampamento che si trova in Bovisa. Hanno due biglietti non timbrati con destinazione Saronno e mi implorano di non farli scendere dato che quello è l'ultimo treno della serata.

Mi sono messo una mano sul cuore e gli ho permesso di rimanere su e gli ho convalidato io il biglietto.

Poco prima di Saronno sono tornato da loro e gli ho detto di prepararsi per scendere; loro scendono e senza che io me ne accorga risalgono sulla carrozza dietro.

Quando me ne accorgo è ormai troppo tardi. Il treno è appena partito, gli dico di tirare fuori i soldi per pagare il biglietto, ma lo zingaro non intende tirare fuori i soldi.

E' la ragazza che tenta di convincerlo a tirare fuori i soldi, ma lui non cede.

Ed ecco cosa succede. Lui si gira e gli pianta una manata fortissima in pieno viso, centrandole naso e tutto il resto.

Lì perdo le staffe, gli urlo in faccia di non azzardarsi più a mettere le mani addosso a una donna, ma lui si sente legittimato a farlo perché, mi spiega, quella è sua moglie.

Poi alza la mano verso di me e mima il gesto del ceffone. Chiamo la Polizia che si trova a Bovisa, e mi rispondono che non hanno nessun agente da mandare al binario.
Arriviamo a Bovisa e lui scende; io invece mi soffermo su di lei.

Ha lo sguardo basso, non mi guarda in faccia, i suoi occhi sono spenti e senza il barlume che una ragazza non più grande di 24 anni ha tutto il diritto di avere.
Strozza il pianto, mi guarda e una volta sicuro che lui non la veda lo giustifica con un "è pazzo".

Non avevo mai preso coscienza di cosa fosse realmente la violenza su una donna.

domenica 6 marzo 2011

"Nel minuto in cui stai pensando di arrenderti, pensa alla ragione per cui hai resistito così a lungo"

Vorrei tanto dare ragione al titolo che ho appena messo a questo post.
L'ho rubato, senza nemmeno sapere chi lo abbia detto, a lei che da mesi mi fa dannare.
E non appena penso a lei per più di tre secondi, in automatico mi parte in testa questa canzone:

video

Ancora non riesco a spiegarmi il perché di ciò che ho fatto.
Ho allontanato, o meglio, cacciato da me una persona che aveva dimostrato di volermi bene; ho chiuso con lei ogni tipo di contatto.

Il perché? Perché sono un vigliacco, perché odio me stesso ed essendo troppo orgoglioso (o stupido) per accettarlo sfogo tutto questo su chi mi circonda.

Lidia, mi manchi da morire. Permettimi di raggiungerti per dirti quanto ti rivoglio al mio fianco...

sabato 18 settembre 2010

Forte come una delusione

Sono rare, almeno nel maggiore dei casi, ma può capitare di ricevere una delusione di quelle talmente forti da farti perdere l'orientamento.

C'è stata una ragazza di nome Darija, di cui ho già parlato; una ragazza croata bellissima conosciuta due anni fa in vacanza in Spagna a Lloret de Mar.
Furono rose e fiori fin da subito, tre giorni in cui toccai il cielo con tutte e due le mani.

Poi più niente per un anno, poi la riscoperta su facebook, poi qualche rada chiacchierata.
Poi più niente. Lei per qualche motivo qualche giorno fa mi cancella: le chiedo come mai, la riaggiungo, continuo a chiederle spiegazioni, ma più niente.

Eccola la delusione, forte e amara.
Perché mi ha cancellato? Perché non mi parla più? Sono stato io a dire o fare qualcosa che non va?
Posso rimediare nel caso? Che mai avrò fatto di male?

L'unica cosa che posso fare è ripercorrere come un ragazzino quei pochi momenti che ho trascorso assieme a lei.

Non c'è uomo peggiore di quello che uomo non si sente...